Monterchi

Uno dei piccoli borghi toscani a soli 40 minuti da Casa Bellavista che mi piace visitare e che consiglio a miei ospiti di visitare è Monterchi. Suggerisco di raggiungerlo attraverso la strada che da Castiglion Fiorentino collega Palazzo del Pero, per la bellezza del paesaggio naturale, un percorso in mezzo a boschi millenari…..

Montechi è arroccato su una collina, anticamente il Mons Herculis, il Monte d’Ercole, da cui Monterchi, gode di una posizione paesistica invidiabile, tra le colline che digradano verso la valle del Tevere, costellate di antiche pievi medievali e di conventi, uno dei quali proprio a ridosso dei bastioni murari.
Anche il centro vero e proprio mantiene quell‘impronta medievale, nonostante le distruzioni dovute a vari terremoti, e nelle stradine si aprono piccole botteghe e caratteristici punti di ristoro. Ma ciò che rende universalmente nota Monterchi è la presenza di un capolavoro assoluto: è l’affresco della Madonna del Parto, dipinto da Piero della Francesca attorno al 1459, probabilmente per onorare la madre, nativa di Monterchi.

L’opera, che originariamente si trovava nella cappella di Santa Maria di Momentana a Monterchi, è avvolta dal mistero, sia per la scelta del sito in cui è stata affrescata, luogo anticamente eletto alla devozione di figure divine protettrici della fertitilità, sia per la committenza ancora oggi sconosciuta: capolavoro, unico nel suo genere, che potrebbe essere iniziativa del maestro stesso.

Piero dipinse l’opera nella parete di fondo della Chiesa sopra un affresco Trecentesco più piccolo, di ignoto autore locale, raffigurante una Madonna col Bambino, recentemente dichiarata una Madonna del Latte,

La Vergine è rappresentata incinta, al centro di una tenda aperta da due angeli. Indossa una semplice veste azzurra con delle aperture che lasciano intravedere la sottoveste bianca, simbolo della sua purezza. Con un mano si accarezza il ventre, un gesto di protezione allo stesso tempo di fiera ostentazione del miracolo in atto. L’altra mano è poggiata sul fianco. La tenda che accoglie la scena è decorata con fiori di melograno, evocativi della futura passione di Cristo.

 

La Madonna del Parto è riuscita a giungere nel terzo millennio nonostante due disastrosi terremoti che danneggiarono gravemente la Cappella del cimitero di Monterchi: il primo nel 1789 e il secondo, particolarmente distruttivo del 26 aprile 1917.

Nel 1919 venne trasferito nella Pinacoteca di Sansepolcro e nel 1922 venne ricollocato a Monterchi nella Cappella del Cimitero.

Nella primavera del 1944 il governo dispose di concentrare in ricoveri sicuri i principali capolavori italiani per sottrarli ai bombardamenti e ai saccheggi dei tedeschi: nell’elenco figurava anche la Madonna del Parto.

Giunte le autorità a Monterchi, nelle persone del professor Mario Salmi dell’Università di Firenze e il dottor Ugo Procacci delle Gallerie fiorentine, si sparse tra la popolazione locale la voce che fossero tedeschi travestiti. Le donne monterchiesi, a difesa della Madonna, suonarono le campane e “a quel richiamo da tutte le parti cominciò a radunarsi una folla sempre più minacciosa di paesani e di contadini, armati di randelli e zappe”, così racconta Piero Calamandrei in un bellissimo articolo pubblicato nella rivista “Il Ponte”.

Il podestà di Monterchi, per preservare l’opera da possibili danni bellici, fece chiudere con una parete di mattoni la nicchia che la conservava.

Nel 1950 fu chiamato il restauratore Dino Dini, che eseguì un primo intervento conservativo.

La Cappella venne interessata da importanti lavori di ristrutturazione nel 1955-1956, che mutarono l’orientamento originario est-ovest in favore di un nuovo asse nord-sud, con la chiusura dell’antico ingresso settecentesco e l’apertura di un nuovo sul lato meridionale.

Di conseguenza la Madonna del Parto, dalla posizione originaria nella parete di oriente, fu collocata nella parete nord. Con questo intervento si distrusse tutto quello che restava dell’antica chiesa e si collocò il dipinto in una posizione ben lontana dalle condizioni di luce in cui era stata affrescata da Piero della Francesca.

Agli inizi degli anni novanta, in occasione del quinto centenario della morte di Piero della Francesca si rese indispensabile effettuare il necessario restauro conservativo, affidato alle mani esperte di Guido Botticelli, sotto la direzione della Soprintendenza di Arezzo.

L’affresco venne trasferito temporaneamente in una piccola scuola del centro storico dove ancora oggi  lo si può ammirare .

 

Un altro piccolo gioiello è poi il Museo di pesi e misure, ospitato nel cinquecentesco Palazzo Massi: si tratta di una straordinaria e numerosissima raccolta di strumenti di tutte le epoche per la misurazione dei più svariati pesi. Si va dalle gigantesche stadere dei secoli passati alle bilance di precisione per gli esperimenti scientifici, illustrati da esaurienti didascalie, per uno dei musei più curiosi di tutto il Centro Italia.

 

Allora Buon viaggio ……