San Galgano

Un itinerario fuori dai classici panorami mozzafiato della toscana è la leggenda che risiede nell’eremo di Montesiepi nel comune di Chiusdino a soli 30 km a sud di Siena.

Ci ho portato spesso i miei figli quando erano piccoli ed erano affascinati dalla storia di Re Artù in quanto all’interno dell’eremo a forma circolare, in stile romanico-senese  vi è una spada conficcata nella roccia…

La costruzione risale a pochi anni successivi alla morte di San Galgano avvenuta nel 1181, mentre l’affascinante Abbazia di San Galgano che dista solamente 200 metri fu costruita dal 1218 per iniziativa dei monaci cistercensi, i quali rivoluzionarono la spiritualità del tempo sancendo il passaggio del monachesimo degli eremiti ad una religiosità più “terrena”

Se il primo edificio ha un carattere di intimità il secondo esprime tutta la sua imponenza anche se è ormai senza tetto. L’abbazia raggiunse la sua massima potenza nel XIV secolo a seguito di una peste nera che colpi buona parte dei monaci, perse l’autonomia dopo un lungo contenzioso con Siena, e nel 1576 sembra che vi abitasse un solo monaco. Vi furono vari tentativi di restauro, ma subito dopo anche un abbandono: le piombature del tetto vendute, gli infissi e arredi saccheggiati. Nel 1768 ci fu il crollo del tetto che non sminuì affatto l’importanza dell’Abbazia anzi ne  esalta l’articolazione e l’eleganza architettonica delle linee che si slanciano verso il cielo aperto, un inno alla spiritualità.

Ma ritorniamo alla nostra spada nella roccia: la leggenda vuole che Galgano Guidotti nato nel 1148 da nobile famiglia, dopo una vita non proprio monastica, ebbe due apparizioni dell’arcangelo Michele:

Nella prima visione era tracciato il suo destino di cavaliere sotto la protezione dell’arcangelo stesso, mentre nella seconda l’arcangelo lo invitava a seguirlo.

Seguendo l’arcangelo Galgano attraversò un ponte molto lungo al di sotto del quale si trovava un fiume ed un mulino in funzione, il cui movimento simboleggia la caducità delle cose mondane.

Oltrepassato il ponte ed attraversato un prato fiorito, che emanava un profumo intenso e soave, raggiunsero Monte Siepi, dove, in una cappella rotonda, Galgano incontrò Gesù, i dodici apostoli e la Vergine madre, che lo esortarono a condurre una vita eremitica e di penitenza, e gli promisero la protezione di Maria, in quanto regina degli angeli: fu quello il momento della conversione vera e propria, dopo l’apparizione di due anni prima apparizione.

La madre, pur devota, per non perdere il figlio, gli procurò come promessa sposa una giovane e avvenente figlia di una delle più nobili famiglie di Civitella. Galgano, per nulla intenzionato a sposarsi, mentre era in viaggio da Chiusdino a Civitella, ai primi di dicembre del 1180 partì e per due volte il cavallo si fermò e si rifiutò di proseguire. La seconda volta, solo dopo una intensa preghiera rivolta al Signore, gli apparve Michele che prese le redini del cavallo e lo condusse a Monte Siepi, ad alcuni chilometri da Chiusdino, nello stesso luogo dove la visione gli aveva fatto incontrare gli apostoli. Qui Galgano, non riusciva a tagliare del legname con la spada per fare una croce: gettata la spada per terra, essa da sola si sarebbe conficcata fino all’elsa dentro una roccia, da cui nessuno più riuscì ad estrarla.
Quindi trasformò il proprio mantello in saio e come tale lo indossò.

Iniziava così la sua vita da eremita, cibandosi di erbe selvatiche e dormendo sulla nuda terra.

La narrazione della storia di Galgano è ricca di simbolismi e l’atmosfera sembra quasi magica. La spada, strumento di guerra e di morte, è trasformata in strumento di pace e di speranza; il mantello, orgoglio di ogni cavaliere, diventa umile e povera veste eremitica. È quasi una anticipazione dell’avventura di San Francesco. Galgano era il cavaliere che abbandonava il suo mondo, disgustato dalle nefandezze commesse e da quelle che vedeva continuamente commettere, per dedicarsi ad una vita di eremitaggio e penitenza nella ricerca di quella pace, che il suo tempo non consentiva, e di quel desiderio e contemplazione di Dio che solo la vita ascetica poteva permettere.

Galgano è un santo dalla valenza iniziatica: le sue traversie per giungere alla redenzione lo rendono una figura archetipica, un riferimento per tutti quei santi, a partire proprio da san Francesco, che nell’ascetismo ritrovano la via della salvezza ma anche il prototipo per tanti ordini cavallereschi.

Secondo alcuni esiste un collegamento fra San Galgano e Re Artù nella stessa val di Merse attraversata dalla via francigena collegamento fra la Francia dove viveva Chrétine de Troyes il grande scrittore bretone di Perceval e quindi di Re Artù e la Toscana dove si trova la spada, per altri fu l’eremita, Guglielmo di Malavalle, che si stabilì vicino a Castiglione della Pescaia, a far conoscere in Francia la storia di Galgano. Secondo alcune ipotesi Guglielmo di Malavalle potrebbe essere non soltanto di origine francese ma uno dei re di Aquitania ritiratosi dopo una crociata. Quella collegata alla cerchia dell’eremita Guglielmo è soltanto una delle tante ipotesi sul collegamento tra la figura di San Galgano e le storie di Bretagna. Il vero mito della spada nella roccia sarebbe dunque nato in Toscana alla fine del 1100 anche se secondo la leggenda re Artù sarebbe vissuto molti secoli prima…